di Baruch Kimmerling Professore di Sociologia all'Universit� ebraica di
Gerusalemme, autore de "La nascita e il declino dell'israelit�"


Pi� di 350 ufficiali e soldati riservisti israeliani hanno recentemente
dichiarato che non presteranno pi� i loro servizi all'esercito all'interno
dei territori occupati. Hanno deciso di non essere partecipi dei crimini di
guerra e delle atrocit� che l'esercito israeliano sta commettendo in quelle
terre. Con questo rifiuto essi rischiano di essere condannati dalla corte
marziale e imprigionati. Il loro atto ha dato origine ad un movimento di
cittadini che sostengono l'obiezione di coscienza e chiedono a gran voce che
altri soldati seguano il loro esempio. Sebbene ci siano sempre stati
sporadici esempi di pacifismo in Israele, o obiettori contrari a combattere
nei territori occupati, sino ad ora il fenomeno era sempre stato marginale e
non aveva mai scatenato un dibattito pubblico di queste dimensioni.
Questa volta la situazione sembra essere diversa. La presa di posizione dei
soldati, vuoi per il loro gran numero, vuoi per l'escalation del terrorismo
palestinese e del terrorismo di stato israeliano, ha dato la sveglia ad un
movimento di opposizione pubblica. Le principali accuse contro i soldati
sono che essi stanno disobbediendo agli ordini di un regime legale, che non
sono motivati dalla coscienza ma rappresentano una minoranza ideologica che
vuole imporre i propri desideri alla maggioranza. Ma queste accuse ignorano
un pi� ampio contesto politico.
Al giorno d'oggi in Israele, non esistono atti moralmente e socialmente pi�
elevati che rifiutarsi di combattere nei territori occupati. Le accuse di
chi sostiene che l'obiezione di coscienza derivi da prese di posizione
ideologiche e politiche sono corrette, perch� l'oppressione militare in
Palestina � al centro della questione.
L'obiezione di coscienza � necessaria per restaurare il regime democratico
in Israele. Questo si pu� ottenere risistemando le fondamenta di legittimit�
sulle quali � costruito lo stato d'Israele.
Dal 1967 Israele ha governato direttamente, e dal 1994 indirettamente, su
milioni di arabi residenti nella regione, negando loro tutti i diritti
civili e i basilari diritti umani. Essendosi questa situazione
istituzionalizzata, Israele ha cessato di essere uno stato democratico,
trasformandosi in una democrazia di Herrenvolk - un regime in cui i
cittadini godono di tutti i diritti, mentre i non cittadini ne sono privati
completamente.
Le leggi di Israele sono divenute le leggi dei maestri, la moralit� di
Israele � la moralit� di chi si sente un proprietario terriero.
La realt� parla chiaro: quando ad Israele fa comodo, i residenti dei
territori fanno parte dello stato; quando questo non succede sono fuori
dallo stato. Israele ha un sistema di governo con doppi sistemi legami,
doppie leggi e doppia moralit�.
In questo contesto l'obiezione di coscienza assume un valore ancora pi�
elevato. Mina dalla base la logica di un regime che pretende, in nome della
democrazia, l'obbligo all'obbedienza delle proprie leggi proprio quando
siamo in un ambito chiaramente antidemocratico.
L'attitudine generale in Israele verso l'obiezione di coscienza non �
semplicemente quella di un'incomprensione isolata verso il fenomeno stesso,
ma fa parte di una cultura politica coloniale e militare. Infatti non c'�
mai stato in Israele un vero movimento pacifista.
Il potere della minoranza costituita dai coloni nello scandire gli
appuntamenti dell'agenda nazionale israeliana e, ancora pi� importante, di
imporre una visione parziale e a senso unico della situazione deriva dalla
volont� dei coloni di assumersi rischi in prima persona sacrificando la
propria vita privata e familiare sull'altare dell'ideologia.
La maggior parte dei membri dei "peace camp", comunque, sono stati
rivoluzionari da salotto, incapaci di affrontare sacrifici personali. Questo
chiaramente non sminuisce la validit� delle loro idee, ma le svuota di
efficacia politica.
Un esempio lampante di questa situazione � la sezione di lavoro
extraparlamentare dei partiti laburista e Meretz, un movimento chiamato
Peace Now. Quando un'organizzazione come questa si rifiuta di adottare
l'idea dell'obiezione di coscienza nel nome di una democrazia che non
esiste, e per paura di perdere il consenso nazionale, cessa di essere un
movimento pacifista trasformandosi in collaboratore del regime occupante,
garantendogli una legittimit� che nessun organo politico della destra
sarebbe in grado di garantire.

dall'Herald Tribune 3.4.2002
Traduzione Roberto Franco




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