Carissimi, alla mia dolce metà una rivista culturale ("i martedì") ha
chiesto un articolo sulla scelta del copyleft in materia narrativa /
saggistica. Mi presto a farle da ponte verso di voi, in quanto siete
nella mia rubrica indirizzi o in quanto "colleghi" (passatemi il
termine)
La rivista è di orientamento cattolico - progressista- una redattrice,
amica, non sapeva a chi rivolgersi per sondare il terreno del CL e
così ha chiesto a Marian... misteri della fede, è il caso di dirlo.
Quattro domande - considerazioni per voi. Se avete voglia e tempo
naturalmente... A vostra discrezione la lunghezza, la brevità e la
facoltà di sbattervene altamente. Unica richiesta: le servirebbe entro
una settimana (e dici poco)...
1) La più diretta delle domande: perché copyleft?
2) Molti autori si dicono "d'accordo" con il copyleft (Evangelsiti,
Lucarelli ecc) eppure non pubblicano con licenza CC. Che sia una
questione generazionale?
3) Un libro è una sorta di figlio, lo concepisci, lo porti in pancia
ecc ecc. Una volta pubblicato scegliere il copyleft è come lasciare
che cammini sulle sue gambe, fornendogli gli strumenti per farlo?
4) La dicitura CC che avete adottato non comprende, almeno laddove non
sia specificato, la rinuncia ai diritti sul prestito bibliotecario.
Qualcuno di voi (a parte chi lo ha già fatto) sta pensando a integrare
questa possibilità nei suoi prossimi lavori?
Grazie davvero
Jadel aka Kai Zen J
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