L'ufficio brevetti americano vuole aprire il processo di esame delle richieste 
di brevetto a tutti attraverso Internet usando la tecnologia Wiki, come riporta 
il Washington Post (in realtà Wiki non è lo strumento più adatto, ma ormai Wiki 
è diventato sinonimo di "collaborazione via Web"), Il problema è questo: 
all'ufficio arrivano troppe richieste di brevetto; nonostante l'aumento di 
personale non riescono a star dietro alle pratiche e i brevetti approvati 
spesso non sono abbastanza innovativi; dato che la probabilità di ottenere il 
brevetto è aumentata, le richieste aumentano a loro volta e il circolo vizioso 
peggiora sempre più l'uso della proprietà intellettuale. In altre parole, è 
diventato più facile brevettare, se non la ruota, conoscenze note da millenni 
come quelle sulle colture tradizionali del Terzo Mondo, o diavolerie 
informatiche di uso comune ma mai brevettate. E spesso bisogna aspettare cause 
legali decennali per avere giustizia contro proprietà intellettuali abusive.

Allora, si chiede al pubblico di dare una mano, segnalando online se 
un'invenzione sia davvero originale o inutile. Potrebbe essere una novità non 
da poco. Infatti, l'abuso dell brevetto non dipende solo dalle strategie 
politiche ad alto livello, come quelle adottate al WTO a favore delle 
multinazionali farmaceutiche, agroalimentari, o informatiche. Spesso, la 
"brevettabilità del tutto" deriva piuttosto da meccanismi meno appariscenti, 
come il sottofinanziamento di un ufficio brevetti costretto ad accelerare le 
pratiche e adottare criteri più approssimativi. Non accade solo negli USA: 
anche gli esaminatori del Patent Office Europeo di Monaco nel 2006 hanno 
scioperato per l'eccessivo carico di lavoro e per il modo in cui vengono 
retribuiti. Ogni esaminatore è pagato in base al numero di pratiche espletate, 
e dunque ha interesse a non approfondire troppo l'esame.

L'idea del Patent Office americano non è comunque il primo tentativo di aiutare 
la comunicazione scientifica, eminentemente cartacea, con gli strumenti 
telematici. Nel 2006, anche la rivista Nature ha aperto un forum on line in cui 
i lettori potevano partecipare al processo di peer review, cioè di selezione 
del materiale degno di pubblicazione. L'esperimento è fallito: i commenti 
giunti al sito furono pochissimi. Ma al Patent Office potrebbe andare 
diversamente.

Mentre chi scrive un articolo scientifico tende a massimizzare la 
specializzazione del proprio lavoro e restringere la cerchia dei rivali 
scientifici, chi chiede un brevetto spera di allargare quanto possibile la 
portata della propria invenzione per poter aumentare l'area di applicazione e, 
dunque, il possibile ritorno economico. In questo modo, però, si rischia di 
pestare i piedi a un numero maggiore di persone. Perciò, in ambito brevettuale 
potrebbe esserci maggior impulso a mettere bocca su lavoro degli altri. Vedremo.

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