Nessuno sbaglio, ma i provider sono aziende private soggette a vari tipi di
disastri e la validità di una firma dovrebbe essere eterna, almeno nelle
intenzioni; da qui i limiti del sistema. Gli atti dei processi degli
archivi delle diocesi hanno ancora valore storico perché sono considerati
fonti attendibili, un hard disk di 1200 anni a parte un inciampo non so
cos' altro potrebbe rappresentare.

Il sab 26 lug 2025, 14:33 Piviul <[email protected]> ha scritto:

> On 25/07/25 22:38, Leonardo Boselli wrote:
> > On Fri, 25 Jul 2025, Piviul wrote:
> >> Quindi un utente che ha una casella PEC presso un provider
> >> configurata in pop togliendo il flag "lascia i messaggi sul server"
> >> si ritrova con una pec senza valore legale (o almeno non legale dopo
> >> che sono passati i 30 mesi di obbligo del provider di tenere i logs
> >> dei messaggi inviati)?
> >
> > Il problema è di tipo diverso: la firma del provider come tutte le
> > firme digitali non è valida all'infinito ma ha una scadenza,
> > tipicamante questa
> > scadenza è di 3 anni. e questa scade comunque, dovunque sia il documento.
> > Quello che vogliono venderti, a pagamento è la marca temporale, che è
> > un tipo di controfirma che da una parte valida anche il momento in cui
> > vien apposta  e dall'altro usa un certificato di livello superiore,.
> > conservato da più oraganizzazioni, di durata di 20 anni.
> > Una volta che il file è marcato temporalmente (e nella marca sono
> > indicate anche le verifiche di validità delle firme) acquista la
> > validità maggiore, dovunque si trovi.
> ho ancora parecchi dubbi... parliamo di firma o del certificato
> utilizzato per la firma? Il certificato inevitabilmente scadrà, ma non
> riesco a capire come la firma possa invalidarsi nel tempo. Se io appongo
> una marca temporale con il certificato pubblico posso validarla, se
> appongo una firma ad una mail (allegati inclusi) con il certificato
> pubblico posso validarla; quindi rimane solo da dimostrare che quei
> certificati pubblici (della marca temporale e del firmatario) fossero
> validi nel periodo preciso in cui la firma è stata posta. Non sarebbe
> sufficiente obbligare i provider a tenere la storia dei loro certificati
> pubblici e il cerchio si chiude: dove sbaglio?
>
> Piviul
>
>

Rispondere a